Già
nel 1080 il toponimo compare in un documento di Roberto il Guiscardo
(condottiero normanno, nominato nel 1059
dal Papa Niccolò II duca di Puglia,Calabria e Sicilia) in cui si confermava il
possesso dei terreni tra il Sele ed il Tusciano alla Chiesa di Salerno.
Ufficialmente nata come "colonia agricola" nel 1858, pur avendo ,come
detto prima, origini risalenti all'XI secolo, Battipaglia ha da subito
rappresentato il migliore auspicio all'idea di bonifica delle aree paludose e
malariche, trasformando nel corso degli
anni la Piana del Sele in una delle zone più fertili e industriose del Sud
Italia. Battipaglia vide riconosciuta la sua autonomia divenendo Comune
autonomo ,con Regio Decreto il 28/marzo 1929, costituito da parti dei comuni di
Eboli e Montecorvino Rovella , grazie al’impegno di Alfonso Menna, dirigente
degli affari generali del Comune di Salerno. In seguito alla seconda guerra
mondiale nel 1943 Battipaglia fu quasi completamente distrutta dai
bombardamenti, ma grazie al laborioso ed incessante impegno dei suoi abitanti
fu ricostruita in pochissimi anni diventando “Terra Promessa” a cui affluirono
sempre più numerose dall’entroterra correnti migratorie, attratte dalla
concreta possibilità di sviluppo e di opportunità di lavoro che il territorio
potevo offrire .E’così che Battipaglia conobbe un incredibile incremento
demografico tra il 1950 ed il 1960, superando in poco tempo il più del doppio
degli abitanti della vicina Eboli, di cui come detto era stata frazione, fino
ad arrivare al 1986,quando Battipaglia
fu segnalata tra i cento comuni di Italia che, per il progresso economico e
civile conseguito, avevano contribuito a rendere più grande l'Italia nella
storia dei quarant'anni della Repubblica ed al 13/marzo
del 2006 con il conferimento della medaglia d’argento al merito civile da parte
del Presidente della Repubblica, al Comune di Battipaglia, con queste
motivazioni:
«Centro strategicamente importante
del Mezzogiorno, durante l'ultimo conflitto mondiale, fu sottoposto a
violentissimi bombardamenti alleati che procurarono centodiciassette vittime
civili, la quasi totale distruzione dell'abitato e delle infrastrutture e danni
ingentissimi al patrimonio industriale. Luminoso esempio di spirito di
sacrificio e di amor patrio.»